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Zambana in breve

di Lunedì, 04 Marzo 2013 - Ultima modifica: Venerdì, 18 Aprile 2014
Foto di Zambana

Nei pressi del vecchio abitato di Zambana, ai piedi del Fausior, al riparo dalle paludi atesine, i giacimenti mesolitici del "Riparo di Vatte" venuti alla luce nel 1968, testimoniano una presenza umana nella zona che risale al 6.000 a.C. cioè all'età della pietra di mezzo. 

Il ritrovamento, in località denominata "Isolotti", di frammenti d'ossa di animali, resti di oggetti microlitici, rottami di stoviglie e oggetti vari appartenenti a un deposito mortuario, accertano l'esistenza di resti di un insediamento retico (1.000 a.C.) e di una necropoli della prima e della seconda età del ferro. Il ritrovamento di oggetti e monete romane rinvenute nella parte alta del paese fanno pensare che questa sia stata più volte ricostruita. Sono però gli atti pergamenacei dei primi secoli del nostro millennio quelli che più degli altri ritrovamenti possono testimoniare la nascita di una comunità organizzata e regolata da norme interne proprie, comunità che, come risulta dalla Carta di Regola del 1590, formava inizialmente un unico nucleo con quella di Fai. 
Zambana nasce come stazione di transito lungo la via maestra: il fiume Adige. Fino al 1850, infatti, e prima dell’inizio della ferrovia, il fiume rappresenta il fulcro dell'economia trentina. Il paese, posto sul conoide detritico del rio Valmanara al riparo da paludi e fossi di cui era molto ricca la zona (l'etimologia del nome “Zambana” sembra sia appunto legata a queste presenze) e all'imbocco della Val Manara, un tempo via di collegamento fra la Valle dell'Adige e l'Anaunia meridionale, ebbe molto a soffrire sia per le paludi che lo circondavano sia per le alluvioni del torrente Manara. Liberato dalla presenza paludosa dopo la regolarizzazione del corso del torrente Noce, nella seconda metà del secolo scorso, il vecchio abitato viene investito e semidistrutto dalla grande frana caduta nel 1955. D'ordine delle autorità, il 19 aprile 1956 il paese viene dichiarato inabitabile e successivamente trasferito nella piana degli Aicheri, in un'area messa a disposizione dal Comune di Lavis, al centro della Valle dell’Adige fra la strada statale 12 e l’autostrada A22 del Brennero, mantenendo un collegamento con il territorio originario mediante una striscia di territorio che attraversa l'Adige e il Noce. 
L’abitato nuovo, di recente realizzazione, è composto di case allineate in ordine geometrico attorno alla piazza dedicata ai patroni SS. Filippo e Giacomo, sulla quale si affacciano il municipio, la chiesa, la scuola primaria e la scuola d’infanzia. Si caratterizza come centro agricolo, che risente della contigua zona industriale di Lavis e della vicinanza al centro urbano di Trento. 
La produzione dell’Asparago è un vanto e insieme un primato qualitativo della zona. La circoscrizione del Comune è costituita dal territorio storicamente riconosciuto dalla comunità nelle due aree site una al margine del fondovalle sulla destra orografica del fiume Adige (206 m.s.l.m.) e l'altra sul versante Ovest del monte Paganella. (fino a 2.100 m.s.l.m. con cima Paganella).

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